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Al cinema l’emozione di un concerto live

 

Anche sul grande schermo, Queen, Doors e Rolling Stones confermano la loro grandezza e il loro successo e con un’iniziativa che ha portato i loro grandi concerti al cinema incassano 900 mila euro, 80.000 spettatori con oltre 300 sale coinvolte. La Microcinema Distribuzione ha proiettato i film dei tre concerti Hungarian Rhapsody Queen Live in Budapest, The Doors Live at The Bowl ’68 e The Rolling Stones – Crossfire Hurricane. Nel mese di luglio ritorneranno con un esclusiva nel circuito The Space Cinema grazie alla collaborazione con The Space Extra. Lo si può considerare un bis richiesto a gran voce dai fans e da chi ha saputo e partecipato alle precedenti proiezioni.

Hungarian Rhapsody: Queen Live in Budapest ’86 è un documentario del 1987 diretto da  János Zsombolyai. E’la registrazione del concerto dei Queen svoltosi durante il Magic Tour, al Népstadion di Budapest il 27 luglio 1986, di cui è leggendario anche il disco in vinile. Era il primo concerto in un paese dell’Est Europeo e durante il film vengono mostrati 4 brevi filmati sui membri della Band. La visione del concerto sarà riproposta per l’1-2-3 luglio ad un costo di biglietto di 5 euro. Così sarà anche per gli altri concerti. Questo concerto ha consacrato la grandezza della band, nel Nepstadium di Budapest, le autorità ungheresi, consapevoli della straordinarietà dell’evento, misero a disposizione un dispiegamento di cameraman e tecnici senza precedenti per quello che fu il primo concerto di una band occidentale oltre la cortina di ferro, tre anni prima della caduta del Muro di Berlino. La visione del concerto dura quasi due ore, un tempo ritmato dalle canzoni important della Band caldeggiata dalla potenza vocale di Freddy Mercury. Le canzoni famose sono Bohemian Rhapsody, Crazy Little Thing Called Love, A Kind of Magic, I Want To Break Free, Under Pressure a Who Wants to Live Forever a We Are the Champions. Il video comprende anche il backstage e la visita in Ungheria di Freddie Mercury, Brian May, Roger Taylor e John Deacon. Inevitabile non pensare alla fine del gruppo otto anni dopo, quella di Freddy Mercury è una scomparsa musicale che è ancora molto sentita e che nel giorno di commemorazione genera emozioni in tante persone anche non fan.

Per l’8-9-10 luglio, è la volta del secondo concerto, The Doors Live at The Bowl ’68 di Ray Manzarek registrato il 5 luglio del 1968 all’Hollywood Bowl di Los Angeles. Furono usate otto piste audio e una pellicola a colori di 16 mm. per la ripresa furono usate 4 cineprese. Il team di FOF si occupò delle riprese, tra coloro che ripresero il concerto figurano Paul Ferrara alla regia, Frank Lisciandro fotografo e un giovanissimo Harrison Ford occupato ad imbracciare una delle quattro cineprese posizionate intorno al palco del bowl per catturare le varie angolazioni del concerto. Il concerto è stato poi rimasterizzato da Bruce Botnick, lo stesso fonico che all’epoca si occupò della registrazione su un otto piste a bobina. La qualità del suono permette di rivivere al cinema le stesse emozioni del concerto dal vivo, considerato dai critici la migliore performance di Morrison e della sua band. The Rolling Stones – Crossfire Hurricane di Brett Morgen, mostra il concerto ma è allo stesso tempo un documentario sulla storia lunghissima e travagliata della band. Brett Morgen raccoglie interviste, filmati e inediti, come le rare interviste a Brian Jones e i commenti di Mick Jagger, Keith Richards, Charlie Watts, Ronnie Wood, oltre che degli ex membri Bill Wyman e Mick Taylor.

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Prezzi e marche migliori per i generatori elettrici

Che cos’è tecnicamente un generatore elettrico? Domanda essenziale per chi vuole procedere all’acquisto di uno di questi utili sistemi. In maniera piuttosto sintetica al fine di generare maggiore chiarezza a riguardo, possiamo dire che un gruppo elettrogeno è quella macchina costituita da un motore termico accoppiato a un generatore elettrico, come si afferma qui.
Quali sono le considerazioni principali da effettuare in momento d’acquisto? Quali le marche più riconosciute? Per rispondere a queste domande la cosa migliore è rivolgersi ad uno specialista in settore, a cui però troveremo risposta solo se teniamo ben chiaro a mente quali siano le nostre reali esigenze e motivazioni che ci spingono a cercare l’acquisto di un generatore di corrente.
Potenza: la potenza erogata dal sistema sarà la prima variabile che andremo a considerare in momento d’acquisto. Ovviamente la scelta non può che ricadere sul valore della potenza da noi necessitata. Spesso un generatore di corrente riporta due tipi di potenza, quella di picco e quella nominale. La potenza di picco è la potenza massima che un generatore può erogare, sostenibile solo per brevi intervalli di tempo. Con potenza nominale invece, ci riferiamo alla quantità di potenza erogata all’interno del normale funzionamento del dispositivo. Importante tenere in considerazione che alcuni carichi elettrici hanno necessità di essere supportati da elevate potenze di picco, come i grandi trasformatori per citare un esempio, che presentano un picco di assorbimento altissimo al momento dell’accensione. Il valore della potenza è bene che sia direttamente proporzionale alle dimensioni del motore.
Sicurezza: un elemento molto importante in termini di sicurezza e altamente consigliabile, è la presenza di un disgiuntore termico, che rappresenta un sistema capace di scollegare immediatamente il carico elettrico nell’eventuale possibilità di surriscaldamento. Vengono in questo modo evitati inaspettati e pericolosi incidenti.
I prezzi: acquistare un generatore elettrico può comportare una ampia gamma di costi. Se abbiamo scelto un generatore a carburante, oscilleremo tra i 200 e gli 800 euro, con una potenza nominale che si aggira intorno ai 1000 W. Se sale la potenza, sale il prezzo.
Marche: le marche di miglior prestigio nel campo dei generatori elettrici, ovvero quelle che offrono maggior garanzia di qualità e affidabilità, sono in assoluto Yamaha e Honda. Niente di economico, ma possiamo stare sicuri in termini di performance e serietà.
Vi consigliamo prima dell’acquisto di valutare bene i consumi del motore. Spesso capita che volendo risparmiare ci buttiamo verso un prodotto che offre poca potenza erogabile, e a quel punto il risparmio economico guadagnano all’acquisto ci sarà fatto ripagare in termini di benzina.

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Le “Dryer”, si usano molto anche in italia!

Il termine dryer (dall’inglese to dry: seccare) si riferisce all’asciugatrice o asciugabiancheria , elettrodomestico che consente di asciugare notevoli quantità di capi in tempi molto ridotti. L’asciugatrice può fare una grande differenza per chi ha a disposizione spazi ridotti per la stenditura dei panni lavati o per chi vive in città sempre fredde e umide, soprattutto di inverno. In Italia le asciugatrici non sono ancora molto diffuse, contrariamente ai Paesi nordeuropei, ma si prospetta un meritato successo a breve.
A seconda del modello di funzionamento possiamo classificare i dryer in tre categorie:
Dryer a espulsione
Le asciugatrici ad espulsione o evaquazione furono le prime conosciute in Italia e rimangono un efficiente e collaudato prodotto. Questi elettrodomestici funzionano tramite ventilazione ad aria calda. Un tubo flessibile viene collegato ad uno scarico sottrae umidità alla biancheria. Per questo è imprescindibile la vicinanza ad uno scarico per l’acqua, che può essere per esempio quello della lavatrice.
Dryer a condensazione o a pompa di calore
Le asciugatrici a condensazione sono attualmente le più vendute del mercato, probabilmente grazie all’estrema comodità, dovuta alla mancata necessità di un tubo di scarico: gli indumenti deumidificati espellono acqua che viene condensata, incanalata in appositi recipienti interni successivamente svuotati. La nostra asciugatrice ci segnalerà, tramite luci e suoni, il momento in cui sarà necessario svuotare i recipienti. L’acqua così ottenuta, essendo demineralizzata, può essere riutilizzata, ma a scopi non alimentari.
Le asciugatrici a pompa di calore, invece, funzionano come un climatizzatore. Un compressore a gas refrigerante riscalda l’aria e successivamente raffredda l’elemento di condensazione.
Dryer a gas
Le asciugatrici a gas sono le più costose al momento d’acquisto, ma a lungo termine risultano essere le più efficienti ed economiche a livello di consumo energetico. Raggiungono la temperatura di esercizio molto più rapidamente delle asciugatrici elettriche, riducendo di molto il tempo per asciugare i nostri vestiti. In Italia sono ancora poco diffuse, ma presto i vantaggi che presentano le renderanno famose a livello nazionale!
Come afferma il sito http://www.asciugatrice.eu, i dryer di nuova generazione sono dotati di un dispositivo di controllo elettronico e automatico che si occupa di regolare i consumi in relazione all’entità del carico e al tipo di tessuto, i modo da garantire il maggior risparmio economico ottenibile
A seconda del tipo di collocazione, i dryer possono essere classificati in dryer da terra, dryer da incolonnamento e dryer da incasso. In alternativa alla semplice asciugatrice, chi non possiede una lavatrice potrebbe pensare di avere entrambe con un unico acquisto, la lavasciuga, risparmio di spazio e funzionalità!

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Acquistare il seggiolino per l’auto: ecco una guida

L’acquisto di un seggiolino per auto richiede attenzione e conoscenza delle varie opzioni disponibili, in quanto c’è in gioco la sicurezza dei nostri figli. I modelli sono in numero svariato, ognuno con differenti prestazioni e caratteristiche estetiche, ma ci sono degli elementi che possono essere considerati validi per qualsiasi tipo di seggiolino. I seggiolini d’auto sono indispensabili a tutti coloro che viaggiano con bambini in macchina. I modelli sono molti, la funzione sempre la stessa: proteggere i nostri figli, garantendo un viaggio in macchina sicuro e il più comodo possibile in modo che possano sentirsi a proprio agio, senza pianti e grida che disturbano la guida.
Adattatore e poggiatesta
La maggioranza dei seggiolini offrono la possibilità di usare l’adattatore conservando lo schienale,: la presenza di un’imbottitura sulla schiena e del poggiatesta aiuta anche i bambini più grandi a stare comodi e eventualmente a dormire durante un viaggio lungo. Inoltre un poggiatesta ad alette laterali garantisce un surplus di sicurezza. Molti seggiolini adatti ai gruppi 1-2-3 sono dotati di sistemi che allungano e allargano la seduta e lo schienale, in modo che possono starvi comodamente anche i ragazzini fino agli 8-9 anni. Raggiunta quell’età passare all’adattatore è quasi obbligatorio non solo per questioni di dimensione, ma anche perché non vorranno stare in un seggiolino da per “bambini piccoli”.
Sistema Isofix
Isofix è un sistema di montaggio standardizzato a livello internazionale che presenta un maniera sicura, semplice e veloce per installare in modo corretto un seggiolino in auto senza utilizzare le cinture di sicurezza. Il nome Isofix deriva da ISO (International Standardization Organization) e FIX (Fixation = fissaggio). Il sistema Isofix è costituito da due anelli metallici in acciaio, che vengono posizionati tra lo schienale e il sedile dell’auto, in posizione poco fastidiosa, e saldati alla struttura del sedile stesso. A questi anelli sarà agganciato il seggiolino, attraverso i ganci Isofix oppure attraverso una struttura metallica accessoria che funge da base per la “gamba di supporto”: si tratta di un sostegno posizionato sul fronte del seggiolino che impedisce, in eventualità di incidente o brusca frenata, la sua rotazione in avanti. Come riporta questa guida, la presenza di ganci Isofix in un seggiolino è davvero importante anche se solitamente comporta un aumento del prezzo dello stesso. Dovremo infatti scegliere seggiolini di marche più attente alle innovazioni, tecnicamente evolute e volte a migliorare la sicurezza del bambino in auto. L’utilizzo di sistema Isofix, o di un sistema analogo, diventerà ben presto comune in tutte le automobili.

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Sul fotoringiovamento, opinioni e guide

Chi di noi non è desideroso di mantenere una pelle giovane e fresca, senza rughe, macchie e inestetismi dovuti all’età e alla poca attenzione verso la salute del nostro corpo?
La luce pulsata può essere una fedele e efficace alleata a tale scopo! Nato alla fine degli anni ’90, il trattamento a luce pulsata si avvale di una sorgente di energia luminosa pulsata, che diversamente al laser, non è collimata ad ampio spettro. Ugualmente ai raggi laser dermatologici, copre un ampio spettro di lunghezze d’onda e grazie a ciò trova largo impiego nella lotta contro lesioni vascolari cutanee, problemi di pigmentazione, irsutismo e ipertricosi.
Intense Pulsed Light per il foto-ringiovanimento
La Intese Pulsed Light, il particolare tipo di luce utilizzato dai macchinari che eseguono il trattamento a luce pulsata, presenta dei veri e propri benefici nel trattamento degli inestetismi della pelle. Grazie alla tecnica chiamata flashlamp, un ciclo completo di trattamenti può visibilmente aiutare la scomparsa dalla cute di rughe, lentiggini, segni dell’età e macchie di varia origine.
L’energia luminosa emessa viene assorbita dall’emoglobina della pelle, elevando la temperatura dei vasi sanguigni fino a circa 60 gradi. A questa temperatura avviene la trombizzazione dei capillari e la conseguente chiusura.
Il trattamento flashlamp è assolutamente indolore, al massimo si potrebbe avvertire un leggero pizzicore, e poco invasivo. Non presenta effetti collaterali sulla pelle, come accade invece con l’utilizzo di creme chimiche per esempio. La durata del trattamento dipende dal tipo di pelle e dalla estensione della zona trattata. Solitamente si va dai 30 minuti ai 60. nelle settimane precedenti al trattamento e nelle settimane successive, è sconsigliata l’esposizione a raggi solari o lampade, nonché l’assunzione di farmaci che aumentano la fotosensibilità della pelle, ovvero la sensibilità alla luce. A questo proposito, è necessaria l’applicazione sulla cute di creme provviste di filtri solari, in modo da proteggerla da eventuali iperpigmentazioni.
Ulteriori utilizzi
Oltre al foto-ringiovanimento, l’altra principale applicazione della luce pulsata è per la fotoepilazione. I fotoni della Intense Pulsed Light, raggiungono lo strato più profondo dei follicoli piliferi, dove vengono assorbiti selettivamente dalla melanina. Tale processo di fototermolisi determina il danneggiamento e conseguente distruzione termica del follicolo, mentre i tessuti circostanti rimangono alterati, in quanto la fototermolisi agisce esclusivamente su tessuti pigmentati. Attenzione però a coprire i nei con una matita dermografica bianca.
Sul sito http://lalucepulsata.it, i candidati ideali per il processo di fotoepilazione tramite luce pulsata sono le persone che presentano un evidente contrasto tra il colore di pelle e peli.

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Parlando e scrivendo di…: pressoterapia

La pressoterapia è un trattamento a cui sempre più persone decidono di sottoporsi per combattere i problemi di cellulite e ritenzione di liquidi. Si tratta di un ciclo di sedute in cui le parti del corpo che vogliamo sgonfiare e rimodellare vengono inserite in apposite guaine che, collegate ad un macchinario, generano una pressione graduale che influisce sulla buona circolazione del sistema linfatico e sanguigno.
Effetti benefici
Come riporta sito italiano della pressoterapia in primo luogo i benefici apportati dalla pressoterapia sono a livello circolatorio. Un buon funzionamento del sistema linfatico e arterioso porterà a miglioramenti anche dal punto di vista estetico, eliminando gonfiori, ristagni di liquidi e eccessi di adipe. Inoltre, data la profonda detossificazione prodotta nell’organismo, sarà percepita una immediata sensazione di benessere.
Rischi e controindicazioni
Si tratta principalmente di un trattamento estetico, quindi rischi e controindicazioni sono minimi. Tuttavia esistono categorie di persone che dovrebbe meglio astenersi dal processo pressoterapico, principalmente chi soffre di insufficienza cardiaca, vene varicose, trombosi e le donne in gravidanza.
Su questo ultimi punto, in realtà, le opinioni sono discordanti. Moltissime donne al fronte degli effetti della gravidanza sul corpo, vorrebbero sottoporsi ad un trattamento pressoterapico. Le opinioni dei medici a riguardo sono molto discordanti, in quanto molti giudicano eccessivamente invasivo l’intervento di macchine sul corpo durante il delicato periodo di gravidanza. Una soluzione potrebbe essere quella di ricorrere al linfodrenaggio, trattamento molto simile alla pressoterapia come risultati ottenuti, ma probabilmente più adatto ad essere effettuato su una donna incinta, in quanto si tratta di un massaggio manuale.
Considerazione economiche
Dal punto di vista economico, non è possibile dare una valutazione precisa dei possibili costi, che dipendono in primo luogo dal centro estetico a cui intendiamo rivolgerci e dal numero di sedute che ci servono per raggiungere l’obiettivo prefissato. Il grado di evoluzione tecnica dei macchinari influisce inoltre sul costo, così come il grado di professionalità del personale.
In media possiamo dire che una singola seduta può costare entro i 50 e 70 euro. Comprando un pacchetto di sedute sicuramente il prezzo di ogni singola seduta cala, così come se prestiamo attenzione a sconti e promozioni che spesso vengono proposti dai centri benessere in determinati periodi dell’anno. Solitamente si necessitano dalle 10 alle 12.
Le considerazione fatte fino ad ora si riferiscono a trattamenti pressoterapici eseguiti in centri specializzati. Esiste anche l’alternativa di comprare macchinario e guaine necessari ed effettuare il proprio trattamento pressoterapico in casa. Informandoci bene sul funzionamento corretto e consultando un medico prima di procedere al ciclo di trattamenti, potremo raggiungere dei fantastici risultati dal divano di casa!

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Tecnologie organiche

La prima e la seconda generazione del fotovoltaico hanno portato alla realizzazione di dispositivi di natura inorganica in grado di fornire tempi di vita molto lunghi e buone efficienze di conversione, ma purtroppo non hanno risolto il grande problema degli eccessivi costi di produzione, come viene scritto qui.
La terza generazione vede la realizzazione di celle solari basate su semiconduttori di origine organica che sembrano promettere, oltre ad una buona efficienza di conversione e stabilità e durata nel tempo, anche una massiccia riduzione dei costi di produzione.
Celle solari ibride (DSSCs, Dye Sensitized Solar Cells): Il principio di funzionamento delle celle solari ibride, chiamate anche celle fotoelettrochimiche, cerca di imitare i processi naturali di fotosintesi che convertono la luce solare in energia. Le prime celle solari a colorante sono basate infatti sulla biomimetica, che prevede uno studio consapevole dei processi della natura, la quale viene vista come modello per il miglioramento delle attività umane.
Lo sviluppo di queste celle si deve allo scienziato Michael Graetzel, i cui studi sui materiali organici applicati alle celle fotovoltaiche cominciati nel 1970, l’hanno portato a vincere nel 2010 il “The Millennium Tecnology Prize Laureate 2010” .
La cella di Graetzel è composta principalmente da due vetrini conduttori, che fungono da elettrodi, separati da uno strato di TiO2 (biossido di titanio), semiconduttore abbondante, non tossico e poco costoso.
Il materiale attivo è costituito da un colorante (dye), un foto-sensibilizzante con il compito di assorbire l’energia solare, le cui proprietà determinano l’efficienza. Esso deve essere in grado di assorbire una vasta regione dello spettro del visibile e deve avere un buon assorbimento nella superficie del semiconduttore. Attraverso alcuni studi e ricerche è stato scoperto che utilizzando una serie di coloranti insieme, si ha un miglioramento dell’efficienza, grazie all’aumento dello spettro assorbito.
I pigmenti utilizzati per realizzare i primi coloranti, erano composti da più economici sintetici organici o da costosi sintetici inorganici. Soluzioni naturali sono gli antociani (classe di pigmenti idrosolubili) che sono presenti in frutta, vegetali, fiori ecc., come more, mirtilli, melanzane.
Altri elementi fondamentali sono il catalizzatore e l’elettrolita: il primo è una sostanza o materiale che s’interpone tra il catodo e la soluzione elettrolita, non essenziale al funzionamento del dispositivo ma utile, in quanto contribuisce ad aumentare notevolmente il rendimento della cella; l’elettrolita, le cui proprietà determinano l’efficienza e la stabilita della cella, ha il compito di fornire un elettrone ai coloranti e di chiudere il circuito tra anodo e catodo.

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Shortest Job First: l’algoritmo di scheduling migliore

Le schedulazioni funziona tramite algoritmi. L’ingegneria informatica si è evoluta negli anni ed ha permesso l’invenzione di algoritmi sempre più complessi e anche più efficienti. Analizziamo l’agoritmo Shortest Job First, un interessante via di effettuare lo scheduling.

Introduzione all’algoritmo

Durante i processi di scheduling abbiamo vari modi per eseguire i job. Alcuni algoritmi partono in sequenza, quindi processano il job1 e poi il job2. Lo Shortest Job First invece è un algoritmo di schedulazione molto più semplice. Si traduce letteralmente come “Il job più corto prima”. Non importa (come in ogni algoritmo) la quantità di job che dobbiamo schedulare: l’SJF effettuerà sempre quello più corto. Si tratta di un algoritmo non-preemptive, ovvero che esegue ogni tipo di job fino al suo totale completamento oppure fino a quando non viene messo in pausa. Conosciuto anche come SJN (Shortest Job Next), questo tipo di algoritmo permette lo scheduling in maniera veloce, ma c’è un grosso rischio: quello di starvation.

Come funziona

Dopo aver introdotto questo algoritmo di scheduling è tempo di parlare di come lavora. Come detto in precedenza, lo scheduling avviene prendendo il job con il minor tempo d’esecuzione, una volta finito o messo in pausa si passa al secondo minor tempo d’esecuzione è così via. A differenza del Round Robin quindi, non si ottiene un carosello perfetto, ma bensì una spartizione del lavoro, sempre comunque ordinata tramite un preciso schema di lavoro.

Esempio di lavoro

Ipotizziamo di dover schedulare quattro job.

P1 con un tempo di burst pari a 7, tempo d’arrivo 0,0

P2 con un tempo di burst pari a 5, tempo d’arrivo 2,0

P3 con un tempo di burst pari a 1, tempo d’arrivo 4,0

P4 con un tempo di burst pari a 4, tempo d’arrivo 5,0

Visto queste informazioni, lo svolgimento dello scheduling sarà questo

P1 → P3 → P4 → P2

Spiegazione del lavoro

Come abbiamo potuto vedere, lo scheduling è cominciato con il job1 (o processo1) e si è concluso con il job2 (o processo2). Questo perché si comincia sempre con il job che ha il burst più breve. In questo quindi, dopo il completamento di P1, si passa a P3 (burst pari a 1). Dopo si procede col sommare i tempi di burst di P1 e P3, si ottiene 8. In automatico il burst più breve è P4 e si conclude il lavoro con P2, che ha il burst inevitabilmente più alto.

Short Job: P1 ha il burst più alto

E’ vero che lo shorted job first privilegia i valori più bassi, come da nome. P1 ha un tempo di burst pari a 7, ma dobbiamo ricordarci che va considerato che lo scheduling tiene conto dell’ordine di processo. Quindi si comincia sempre dal primo job (o processo) che avrà di base un tempo d’avvio di 0,0 secondi. Si tiene quindi in considerazione il burst esclusivamente dopo il primo processo.

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Investire in Opzioni Binarie – l’investimento giusto è quello minimo?

Currencies exchange logo

 

Spesso la domanda di chi decide di optare per le opzioni binarie, dopo l’iscrizione ad uno dei tanti broker è: qual è l’investimento minimo? La prima cosa da dire in merito a questa cosa è che per iniziare ad investire con le opzioni binarie, non occorre per forza avere un capitale ingente. I vantaggi di avere a disposizione un capitale piccolo, per chi inizia, sono tutti legati al fatto che, in caso di perdite, si ha il vantaggio di non aver dilapidato una fortuna. Diciamo, quindi, che questa tipologia di investimento minimo, consente comunque di poter avere un rendimento, che spesso di mantiene anche altro; oltre che essere un modo per iniziare a familiarizzare con la piattaforma e con il trading online.

Una trader che effettua un investimento minimo nelle opzioni binarie, può vantare maggiori risultati se spalma questo investimento su più fonti. Questo perchè, eventuali perdite, sarebbero spalmate su più posizioni, e si bilancerebbero poi, con gli investimenti che invece sono andati a buon fine e sono risultati appunto vincenti. Come detto in precedenza, canalizzare l’attenzione inizialmente su investimenti minimi, quando si punta sulle opzioni binarie, è la scelta giusta per fare esperienza.

Una volta acquisita questa, si potrà poi iniziare a puntare ad investimenti molto più elevati, che ovviamente andranno a portare dei guadagni che sono nettamente maggiori in proporzione. Andiamo ora a vedere quali sono gli investimenti minimi che sono richiesti dai broker di opzioni binarie per iniziare il trading online. La prima cosa da dire è che gli investimenti minimi variano da broker a broker, ma che comunque rimangono tutti relativamente bassi. Portiamo qualche esempio giusto per capire. La Banc de Swiss, per esempio, per trade su opzioni binarie 60 secondi, vede un investimento minimo di 5 euro; contrariamente da Banc de Binary, che invece prevede anche un solo euro di investimento minimo.

Proprio valutando questi numeri reali, si capisce ciò che abbiamo detto in precedenza; ovvero che questi investimenti minimi, con questa entità, consentono veramente di prendere padronanza della piattaforma, e di capire le dinamiche del trading online. E’ importante chiarire una cosa, però, che spesso chi si avvicina per la prima volta al trading online con opzioni binarie confonde, quando si parla di investimento minimo. Non bisogna assolutamente confondere la parola investimento minimo, con deposito minimo per l’apertura di un conto.

Queste sono due cose nettamente differenti, perchè una cosa è l’investimento minimo per poter fare trading online con le opzioni binarie, e ne abbiamo parlato ampiamente in precedenza; e una cosa è una somma minima che il broker chiedere per poter aprire un conto. Infatti, basta vedere che l’importo minimo da depositare, che i broker stabiliscono per l’apertura di un conto, varia a seconda del broker. Questo di solito si aggira sui 250 euro, con delle eccezioni legate ad alcune piattaforme, che invece prevedono anche un versamento minimo di 100 euro.

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L’anniversario della strage di Ustica

 

Oggi si ricorda il tragico disastro aereo di Ustica, 27 luglio 1980. Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha inviato al Presidente dell’Associazione parenti delle vittime della strage di Ustica un messaggio di vicinanza per il 33 anniversario. “Nella ricorrenza del trentatreesimo anniversario del disastro di Ustica desidero far giungere a lei, gentile Presidente, e ai famigliari delle ottantuno vittime il mio solidale e commosso pensiero. La costante dedizione con cui l’Associazione da lei presieduta coltiva la memoria di quella tragica notte e delle innocenti vittime del disastro richiama il dovere di tutte le istituzioni di sostenere le indagini tuttora in corso per accertare responsabilità – nazionali ed internazionali – rimaste coperte da inquietanti opacità e ombre.

Sono certo che la celebrazione dell’anniversario attraverso l’installazione artistica collocata nello spazio antistante il ‘Museo della Memoria’ concorrerà anche quest’anno ad accrescere la partecipazione collettiva al ricordo delle vittime e a mantenere vivo – anche sulla base della recente sentenza della Corte di Cassazione – l’impegno delle istituzioni e di tutti i cittadini perché si onorino i principi di verità e di giustizia. Con questo spirito, esprimo a lei e a tutti i famigliari l’affettuosa vicinanza mia e dell’intero Paese”.

In sede civile, la Corte di Cassazione ha condannato lo Stato a risarcire i famigliari delle vittime della strage di Ustica, con l’accusa di non aver garantita la sicurezza dei cieli attraverso sufficienti controlli dei radar civili e militari. La sentenza è importante perché conferma l’ipotesi di un missile responsabile dell’incidente e non un’esplosione interna. Anche se nei processi penali la verità ancora non viene ancora ricostruita, la Cassazione accoglie la tesi della Corte di Appello di Palermo che ritenne legittime le prime richieste di risarcimento contro lo Stato presentate dai famigliari delle vittime. Il tribunale di Palermo, nel 2011, condannò lo Stato al pagamento di oltre 100 milioni di euro ai familiari delle vittime per non aver garantito la sicurezza del volo.

Che cosa successe il 27 giugno 1980? Il 27 giugno 1980, l’aereo dell’Itavia Douglas DC-9, decollato dall’Aeroporto di Bologna e diretto a Palermo si squarciò in volo all’improvviso e scomparve in mare. L’aereo precipitò nel mar Tirreno, in acque internazionali, tra le isole di Ponza e Ustica. All’alba del 28 giugno vennero trovati i primi corpi delle 81 vittime (77 passeggeri, tra cui 11 bambini, e quattro membri dell’equipaggio). Il volo IH870 era partito dall’ aeroporto “Guglielmo Marconi” di Borgo Panigale in ritardo, alle 20.08 anziché alle 18.30, ed era atteso allo scalo siciliano di Punta Raisi alle 21.13. Alle 20.56 il comandante Domenico Gatti aveva comunicato il suo prossimo arrivo parlando con «Roma Controllo». Il volo procedeva regolarmente a una quota di circa 7.500 metri senza irregolarità segnalate dal pilota. L’aereo, oltre che di Ciampino (Roma), era nel raggio d’azione di due radar della difesa aerea: Licola (vicino Napoli) e Marsala. Alle 21.21 il centro di Marsala avvertì del mancato arrivo a Palermo dell’aereo il centro operazioni della Difesa aerea di Martinafranca. Un minuto dopo il Rescue Coordination Centre di Martinafranca diede avvio alle operazioni di soccorso, allertando i vari centri dell’aeronautica, della marina militare e delle forze Usa. Alle 21.55 decollarono i primi elicotteri per le ricerche. Furono anche dirottati, nella probabile zona di caduta, navi passeggeri e pescherecci. Alle 7.05 del 28 giugno vennero avvistati i resti del DC 9. Le operazioni di ricerca proseguirono fino al 30 giugno, vennero recuperati i corpi di 39 degli 81 passeggeri, il cono di coda dell’aereo, vari relitti e alcuni bagagli delle vittime.

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Assicurazioni e prezzi pazzi RCA. La relazione di Sergio Rossi – Ivass.

 

Le tariffe assicurative RC auto sono troppo elevate per le famiglie e questo sta portando ad una situazione sociale di rischio: secondo gli studi del portale assicurativo europaeurope.it aumentano le persone che guidano senza una copertura assicurative. Il presidente dell’Ivass (dall’Istituto per la vigilanza sulle assicurazioni), Sergio Rossi parla di questa situazione nella sua relazione di attività. Il fenomeno delle tariffe elevate, spiega il presidente “sta assumendo una connotazione di ingiustizia grave nella fase di difficoltà in cui molte famiglie italiane versano per effetto della crisi che investe il Paese”. Ed è un pericoloso segnale il numero crescente di veicoli che circolano sprovvisti di assicurazione. “Nell’interesse dei consumatori onesti – continua – e dell’intero sistema è necessario individuare soluzioni rapide e durature”. Lo scorso 18 giugno, Giovanni Pitruzzella, presidente dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato (Agcm), aveva parlato della situazione emergenza RCA, in occasione della relazione annuale dell’Antitrust. In linea con altri enti, Pitruzzella ha sottolineato come “la tendenza all’aumento dei prezzi pagati dai consumatori è stata ampiamente documentata dall’Autorità che ha concluso nel 2013 un’indagine conoscitiva”. “Si osserva – spiega Pitruzzella – come il premio medio in Italia sia più del doppio di quello pagato in Francia e Portogallo, superi quello tedesco dell’80% e quello olandese di quasi il 70%”. E questo comporta la necessità indispensabile di riformare il settore, rafforzando allo stesso tempo efficienza e concorrenza, quest’ultima centrale in quanto comporta una promozione di “competitività e crescita economica e, indirettamente, contrasta gli eccessi di diseguaglianza nella distribuzione del reddito che hanno caratterizzato le società occidentali nell’ultimo decennio”. L’Ivass è il nuovo istituto di vigilanza sulle assicurazioni, è attivo da gennaio quando già si parlava di necessità di riformare il settore assicurativo e affrontare l’emergenza delle polizze RCA.

Il presidente Sergio Rossi nella sua relazione è in linea con le dichiarazioni di Pitruzzella e sulla riforma del settore ha preannunciato un’azione congiunta, perché secondo il Presidente Ivass “le tariffe possono e debbono scendere, senza pregiudicare la solvibilità delle compagnie, se vengono messi in campo gli opportuni presidi. L’Ivass si adopererà perché questo obiettivo si realizzi”. Da parte di Codacons è arrivato il commento del Presidente, Carlo Rienzi. “In Italia non solo i costi delle polizze rc auto sono i più alti d’Europa, ma i rincari che hanno colpito negli ultimi anni le tariffe sono i più elevati del mondo, raggiungendo in meno di 20 anni quota +250%. Se da un lato cresce il divario tra il nostro paese e il resto del mondo, dall’altro si verifica un altro fenomeno altamente dannoso per gli automobilisti: aumentano le differenze tra Nord e Sud Italia, con i cittadini residenti nelle città del mezzogiorno costretti a subire tariffe stellari e aumenti annui a due cifre.

Non pochi giorni fa, un rappresentante della direzione Mercato interno dell’esecutivo comunitario aveva annunciato che la Commissione europea potrebbe presto avviato un’indagine sui prezzi della RcAuto in Italia. E Gabriella Gambardella, vicepresidente dell’associazione ‘Mobast’ che lotta contro l’aumento dei prezzi delle assicurazioni, in audizione parlamentare Ue aveva affermato: “Le compagnie assicurative sono obbligate alla trasparenza nel rapporto con il proprio assicurato, ma il meccanismo di determinazione delle tariffe non e’ affatto trasparente”.

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