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A Ferrara incontro sul "Citizen Journalism": come cambia il mondo dell'informazione
Inviato da luca de berardinis, Sab, 02/10/2010 - 10:29, Reporter RedattoreDi ritorno da Ferrara, dove ho partecipato alla tavola rotonda organizzata dall'Università e coordinata da Michele Fabbri, condirettore del Master in Giornalismo dell'ateneo, e che ha visto la partecipazione di Sergio Maistrello, autore del libro "Giornalismo e nuovi media", insieme a Nico Pitrelli, condirettore del Master in comunicazione scientifica dell'Università di Trieste, con Eleonora Pantò di Youcapital e il sottoscritto.
Diciamo subito che si è trattato di un incontro estremamente interessante che ha cercato di unire tematiche apparantemente diverse, come il giornalismo partecipativo e quello scientifico, nel tentativo di dare una risposta agli scenari che si presenteranno per il mondo della comunicazione.
Quello che è apparso certo è che ormai indietro non si torna: l'avvento delle nuove tecnologie ha già trasformato le abitudini dell'utente/lettore che ormai è sempre più parte di una "rete" tecnologica, informativa e sociale. Maistrello l'ha efficacemente definito "un vero e proprio ecosistema".
Si tratta di capire adesso in che modo questo "ecosistema" si stabilizzerà e quali modelli di business si adatteranno meglio ai cambiamenti avvenuti, e in parte ancora in corso. Da qui l'interesse mostrato da tutti nei confronti dell'esperimento Spot Us: Fabbri ha ripetuto che bisognerà tenere "sotto osservazione", sulla falsariga di un linguaggio scientifico, il fenomeno perchè potrebbero arrivare risposte importanti, ed è quello che ovviamente ci auguriamo anche noi.
Così si è passati alle criticità che abbiamo potuto rilevare, e che da noi erano state già messe in evidenza, della difficoltà di raccogliere fondi e di coinvolgere in maniera attiva i cittadini. Non perchè manchi la "domanda" ma per una "immaturità" del mercato che qui è ancora agli esordi, mentre negli Stati Uniti ha già trovato una sua, importante, collocazione.
Bisogna aggiungere che non si è mancato di rilevare che Spot Us Usa ha alle spalle una fondazione privata. Mentre qui, ha sottolineato Pitrelli, ad eccezione dei finanziamenti pubblici ai quotidiani di partito, non si sono visti sostegni pubblici, dagli atenei, o privati ad iniziative editoriali innovative. Questo "limite" culturale deve essere certamente superato ed è proprio per questo che incontri come quello di Ferrara possono rappresentare un ottimo inizio. Diffondere la consapevolezza che il mondo dell'informazione sta cambiando è un passo importante perchè il cittadino/lettore si renda conto che egli è ormai parte "attiva" di quel ciclo di notizie che lo vede "connesso" con una comunità e dove il giornalista professionista non è più colui che sceglie cosa pubblicare, ma la sua professionalità si adopera per verificare che ciò che "circola" sia veritiero e basato su fonti attendibili.
Il giornalista insomma non è più, per usare una espressione di Maistrello, "il guardiano del cancello che decide cosa sia notiziabile e cosa no" ma è "l'analista del flusso ininterrotto di notizie che va a mettere in primo piano le più interessanti, verificandole e ampliandole, approfondendole". Dunque anche il ruolo di chi lavora nel mondo dell'informazione sta cambiando e se da un lato ci sono nuove generazioni di giornalisti pronti a raccogliere la sfida, dall'altro la "vecchia guardia", rappresentata da Stefano Ciervo de La Nuova Ferrara e Corrado Pifanelli de Il Resto del Carlino che sono intervenuti brevemente alla discussione, sembra essere ancora "arroccata" su posizioni superate e in contrapposizione con quella che è la realtà della rete. Spiace, perchè da tutti i partecipanti è arrivato il messaggio che editoria "tradizionale" e nuovo giornalismo, sopratutto quello partecipativo, non devono essere "avversari" ma possono benissimo integrarsi a vicenda per rilanciare il ruolo fondamentale che nella società ha l'informazione.
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La "mutazione digitale" dell'informazione: incontro ad Ascoli Piceno
Inviato da luca de berardinis, Gio, 30/09/2010 - 10:39, Reporter Redattore
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Il censimento degli open data in Italia
Inviato da Spot Us Italia, Lun, 20/09/2010 - 10:57,Mi sono ritrovato, qualche sera fa, seduto intorno a un tavolino di un bar romano. Insieme a me altri loschi figuri che complottavano bevendo birra chiara e spritz. Si gettavano le basi di una rivoluzione possibile.
La rivoluzione degli open data, della trasparenza pubblica costruita a partire dalla pubblicazione e diffusione dei dati pubblici in formati che ne permettano il riuso, l’elaborazione, l’analisi da parte dei cittadini in modo da
Sul tema dell’open government Titti Cimino ha ripreso sul suo blog una ricerca congiunta dell’ Access Info Europe e dell’ Open Knowledge Foundation.
Qui, con una traduzione mia, 5 punti chiave individuati.
1) Ci sono gravi carenze nella definizione di standard nazionali e internazionali riguardo l’accesso alle informazioni, con la conseguenza che i dati vengono rilasciati in formati non riutilizzabili
2) Occorre subito trovare standard di trasparenza, sia per ridurre gli ostacoli tecnici che per attuare politiche efficienti riguardo i dati delle amministrazioni pubbliche
3) Vi è una mancanza di chiarezza su chi possiede i dati del governo. Copyright, diritti sui database e altri diritti di proprietà sono una limitazione del diritto del pubblico di riutilizzare i dati delle amministrazioni
4) C'è un conflitto irrisolto tra il diritto di accesso alle informazioni come parte integrante del diritto alla libertà di espressione e le limitazioni poste sul riutilizzo dei dati delle amministrazioni dovute dalle licenze di copyright e dalle spese per il riutilizzo commerciale.
5) C’è ancora poca collaborazione tra i diversi movimenti, per esempio tra i sostenitori dell’accesso alle informazioni e quelli dell’open data e questo crea ritardi nel portare avanti il “progetto trasparenza” Altri paesi, primi tra tutti gli Stati Uniti, si stanno già muovendo con decisione verso questo obbiettivo, in Italia – al solito – siamo ancora piuttosto indietro.
Durante l’incontro romano, a cui hanno partecipato anche funzionari illuminati e fortemente motivati che cercano di far passare la filosofia dell’open data nel cuore dell’amministrazione dello Stato, sono stati individuati alcuni punti critici:
• La difficoltà per il personale e i dirigenti pubblici attenti a queste tematiche di far passare all’interno dei loro uffici progetti di apertura dei dati: difficoltà burocratiche, legali, “filosofiche”
• Far comprendere ai cittadini che interpretare dati come per esempio quelli di bilancio è un’operazione non semplice, che richiede comunque alcune conoscenze di base; inoltre i dati sono spesso “sporchi”, con differenti livelli di aggregazione e con standard differenti anche all’interno di uffici collegati
• La necessità di “contarsi”, cioè di individuare in ogni branca dell’amministrazione dello Stato, da quelle centrali a quelle periferiche e in ogni altra istituzione o agenzia pubblica quei soggetti consapevoli e desiderosi di sviluppare progetti più o meno complessi sull’open data
• Raccogliere e organizzare quanto è già stato pubblicato, segnalare le iniziative autonome di enti e uffici pubblici, individuare strumenti online che possano servire all’elaborazione e all’analisi dei dati
• L’idea che lanciamo è quella di provare, grazie all’aiuto della Rete, di cominciare a raccogliere link relativi ai dati già pubblicati da ogni genere di ente agenzia o amministrazione pubblica, specialmente in formati machine readable (per esempio CSV o XML); inoltre invitiamo a farsi vivi tutti coloro che lavorano nell’amministrazione pubblica a tutti i livelli (dai Comuni alle Regioni, dalle Agenzie alle ASL e via dicendo) e sono interessati a condividere le loro esperienze, i loro tentativi e le loro difficoltà nel difficile compito di aprire il vaso di Pandora dei dati pubblici.
Alberto Cottica, del Dipartimento Politiche dello Sviluppo del Ministero dello Sviluppo Economico nonché primus inter pares della community Kublai, ha già raccolto in maniera molto informale alcuni link - da segnalare la banca dati degli eletti in tutti gli enti locali d'Italia (Regioni, Province e Comuni) dal 1985 a oggi (dati scaricabili in formato testo)) da cui reporter curiosi potrebbero trovare dati molto interessanti…
Per ora inviate le vostre segnalazioni qui nei commenti oppure direttamente nel blog di Alberto o in quello di Matteo Brunati, esperto di semantic web e di open data; fate diffondere la voce sui social media (hashtag: #opendataitaly), scrivetene nei vostri blog, cercate di attirare l’attenzione della stampa.
Se entro un paio di mesi riusciremo a raccogliere interesse e informazioni sufficienti, potremmo pensare di aprire un wiki in cui sistemare e organizzare quanto raccolto e in cui far depositare tutte le nuove informazioni.
Questa è anche un’attività propedeutica che interessa cittadini e reporter di Spot Us Italia: pensate a quanti spunti interessanti si possono trovare per inchieste nel mare magnum dei dati pubblici…
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Facebook Connect
Inviato da Spot Us Italia, Ven, 10/09/2010 - 17:36,Da qualche giorno è possibile registrarsi e loggarsi a Spot Us Italia tramite Facebook Connect.
Gli utenti già registrati che volessero collegarsi tramite Facebook Connect devono fare il login con le vecchie credenziali, andare nel loro profilo e, nella voce "Facebook", associare il proprio account qui su Spot Us Italia a quello su Facebook.
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Nuove collaborazioni all’orizzonte: Spot Us dialoga con Ustation per portare le inchieste nei corridoi universitari
Inviato da Giulia Agostinelli, Lun, 19/07/2010 - 11:38, Reporter Redattore“Produzione informativa” dal basso e “contenuti prodotti dai media universitari”. Spot Us sta pensando di portare le sue inchieste nel mondo universitario, per farsi contaminare dalla creatività degli studenti e dalla voglia di sperimentare nuove forme di comunicazione.
Spot Us e Ustation, il primo media social network italiano nato nel luglio del 2008 che aggrega informazione e contenuti prodotti dai media universitari, hanno aperto un dialogo con l’obiettivo di lanciare una partnership. Un’iniziativa che farà incontrare la filosofia di Spot us con il mondo degli studenti universitari, sempre più attivi nella produzione dell’informazione con webradio e webtv. Un mondo che da due anni passa proprio per le pagine web di Ustation, la giovane starup nata da Umedia (l’associazione degli operatori radiofonici universitari RadUni) e ideata da Tiziana Cavallo, Elena Bravetta, Romeo Perrotta e Gianluca Reale. Tutti professionisti nati nel mondo dei media universitari e che conoscono bene queste realtà e le loro esigenze e caratteristiche principali.
Un’idea di collaborazione che porterà nuova linfa alle inchieste di Spot Us, se si considera l’alto numero di notizie prodotte dai media universitari riuniti sotto Ustation, che aggrega nel suo sito le antenne universitarie del network e anche le produzioni multimediali e creative di singoli utenti e giovani producer.
“Il concetto di network e rete – spiega Tiziana Cavallo, redattrice e fondatrice di Ustation - permette di rispondere a esigenze moderne e profonde, come gli elementi del web 2.0. Partecipazione e condivisione sono i valori che si esprimono in tutti gli elementi che compongono il progetto. E proprio per questo fare rete per noi è importante anche con altri progetti che hanno puntato sulla rete come Spot Us. Unendo le forze e le energie creative si moltiplicano le opportunità per i giovani producer di emergere e fare emergere la loro produttività creativa”.
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L'European Journalism Observatory parla di Spot us Italia
Inviato da luca de berardinis, Mar, 15/06/2010 - 17:48, Reporter RedattoreQualche tempo fa, il 5 maggio ad essere precisi, sul sito dell'European Journalism Observatory esce un commento al progetto di Spot Us Italia. Vi sono contenute una serie di osservazioni piuttosto critiche, anche se molto interessanti, sulla possibilità che questa idea possa funzionare in Italia. In pratica le principali obiezioni che si muovono sono tre: la prima riguarda il capitale di base, se il sito americano ha avuto 350mila dollari di finanziamento dalla Knight Foundation, quello italiano dovrebbe averne altrettanti, o meno, altrimenti non può funzionare. Secondo, il progetto sembra troppo affidato ad uno "spontaneismo" senza una precisa direzione. Terzo, in Italia c'è un eccesso di domanda, molti giornalisti precari, e una carenza di offerta, troppi pochi editori, poche testate.
Sono osservazioni interessanti in particolare la prima: "Esiste in Italia un mercato di questo tipo? Di persone interessate a pagare per vedere una inchiesta che a loro interessa?" Noi evidentemente riteniamo che si esista questo tipo di domanda e la dimostrazione non è nelle crisi dei quotidiani, quella semmai è una conferma, ma nel moltiplicarsi di blog, siti indipendenti di informazioni, e testate on line. Qualche tempo fa su Internazionale si è discusso dell'argomento: è giusto che i giornali facciano pagare i loro lettori per poter leggere on line le loro edizioni? E subito la platea si è divisa tra possibilisti e "negazionisti". Ma sembra proprio che il prossimo anno il New York Times introdurrà una formula di micro pagamenti, negli States usano la paypal per tutto, per sostenere i costi di un giornalismo di qualità. Spot Us non è un giornale, nè si propone di esserlo ma invita i suoi lettori a fare questa riflessione: meglio pagare, anche poco, per avere una inchiesta che interessa, realizzata da giornalisti preparati, oppure avere gratis un giornale generalista dove devi "accontentarti"? In poche parole ai lettori si chiede se vogliono essere loro gli "editori" della pubblicazione, e quindi le persone a cui i giornalisti risponderanno, oppure lasciare che lo sia la pubblicità, che pagando decide inevitabilmente i contenuti o parte di questi.
Per quanto riguarda lo "spontaneismo" il meccanismo di Spot Us, che chiaramente si deve ancora testare, in fondo siamo nati da poco, è costruito proprio per evitare questo. Nel momento in cui un reporter propone una inchiesta questa, prima ancora di raccogliere le promesse, viene già messa al vaglio dai redattori, sia nella sua fattibilità, sia per quanto riguarda la professionalità di chi la propone, che infatti deve iscriversi e tracciare un suo profilo completo. Di modo che chi finanzia sappia bene chi ha davanti. Certo si può migliorare, si può sempre migliorare, ma è un meccanismo costruito per essere trasparente.
Terzo, l'eccesso di domanda "giornalistica". Siamo consapevoli che in Italia c'è un problema di precariato ma questo probabilmente, senza entrare troppo nello specifico, la questione andrebbe affrontata anche dal lato del contratto nazionale, fermo da anni, e dagli "steccati" all'ingresso della professione, che sono alti e considerevoli. In questo senso Spot Us può diventare una risposta: una inchiesta può essere pubblicata e finanziata qui anche da quelle testate che non sono nelle condizioni di sostenere il peso di tanti collaboratori. E per i giovani giornalisti può diventare sia un'occasione per dimostrare le loro capacità, sia per lavorare su argomenti dei quali normalmente non potrebbero occuparsi.
Detto questo in ogni caso ogni osservazione e critica in merito fa piacere, vuol dire che "l'articolo" interessa e stimola, ed anzi va rilanciato l'appello di Ejo: ci aspettiamo che il dibattito prosegua e si allarghi.
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L' AGI - Associazione Giornalismo Investigativo e Spot Us Italia siglano la partnership!
Inviato da Spot Us Italia, Mar, 15/06/2010 - 08:52,
Realizzare un'inchiesta giornalistica non è facile: consultare archivi on e offline, reperire fonti e documenti, analizzarli, incrociarli con testimonianze e racconti, elaborare, sintetizzare e infine trasformare tutto questo in un contenuto e in una forma adatto alla propria audience (lettori, ascoltatori, telespettatori, navigatori della Rete)
In Italia esiste un Master in Giornalismo Investigativo organizzato dall'AGI - Associazione Giornalismo Investigativo che vuole formare esperti in giornalismo investigativo attraverso un percorso multidisciplinare che comprende tra l'altro l'analisi dei sistemi criminali, quella delle fonti documentarie e l'utilizzo di metodologie avanzate.
Siamo molto felici di annunciare che Spot Us Italia e l' Associazione Giornalismo Investigativo hanno stretto un accordo di collaborazione che permetterà di realizzare iniziative e sperimentazioni congiunte, a tutto beneficio dei reporter e dei cittadini che seguono e utilizzano la nostra piattaforma.
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L'importanza dei profili
Inviato da Spot Us Italia, Ven, 11/06/2010 - 15:53,I redattori che già si sono iscritti alla piattaforma sanno che insistiamo particolarmente sulla compilazione corretta e completa del loro profilo.
Questo perché il profilo di ogni reporter è il biglietto da visita con cui si presentano agli altri utenti, cittadini e testate giornalistiche, loro possibili finanziatori

Un profilo in cui è stato inserito in maniera pulita e precisa il proprio cv (attenti al copia-incolla, controllate il risultato!), nel quale sono state inserite le referenze (link a contenuti già pubblicati in Rete o upload di pdf con articoli pubblicati sulla carta stampata) e le proprie competenze è indice di professionalità e di attenzione. Consigliamo anche di riempire il campo "Altre competenze", con tag brevi tipo "diritti umani", "basket", "Francia": tutti questi dati permetteranno di fare ricerche precise con il motore di ricerca interno, permettendo a cittadini e anche a testate giornalistiche di individuare il reporter più indicato per una particolare inchiesta.
Insieme con la mappa dei reporter, il motore di ricerca interno può essere uno strumento molto potente e molto utile. Provatelo!
Inoltre, come scritto nell' Accordo di Collaborazione tra Spot Us Italia e il reporter, punto 10, la redazione può, in caso di profilo incompleto e evidentemente deficitario, modificare il ruolo dell'utente in questione da "Reporter" a "Cittadino".
Prendete come esempio il profilo della nostra redattrice Giulia.
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Biglietto da visita
Inviato da luca de berardinis, Gio, 10/06/2010 - 12:17, Reporter RedattoreQuesta è una piccola presentazione per i lettori di Spot Us. Da oggi, infatti, faccio anche io parte di questo progetto ambizioso ed interessante. Sono un giornalista napoletano, anche se ho fatto la scuola a Padova, mi sono spesso occupato di rifiuti, ho realizzato un documentario, diversi video e articoli, e ho collaborato con varie testate indipendenti come Monitor, per la quale scrivo tuttora. Sono stato il city editor di un progetto chiamato xcittà fino alla fine di maggio. Poco dopo sono stato contattato da Youth press, di cui faccio parte, che ha illustrato questo progetto a cui ho subito aderito perchè, come ho già scritto su, mi sembra molto interessante. Dal giornalismo di quartiere alle inchieste su grandi temi come scuola, immigrazione, criminalità, credo che Spot Us possa giocare un ruolo nuovo e coinvolgere i cittadini che potranno diventare i veri "autori" di questo modo di fare giornalismo.
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Commenti
salve a tutti, ci sono anch'io!
Inviato da Anna Franca Didonna, Ven, 04/06/2010 - 07:55, Reporter RedattoreEccomi quà, sono salita anche io a bordo di questo progetto entusiasmante...tanto più se si pensa che è 100% giornalistico: gli editori sono in via d'estinzione su SpotUS.
Che dire di me? mi occuperò ben presto del content e marketing management di un'azienda con base a Riga e ho lavorato molto nelle RP, ma non ho mai abbondonato il giornalismo, MAI! Mi hanno chiesto spesso come mai un lavoro e una passione così distanti: beh, rispondo che il giornalismo è una passione e la cosa bella delle passioni, sta propio nel fatto che non devi necessariamente giustificarle!
Amo soprattutto far diventare interessanti per l'uomo comune del piccolo paese le notizie a scala internazionale, e viceversa portare la voce del singolo ad essere d'interesse per un raggio ampio di utenti.
Cominciamo da qui...a presto!
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