Accabadora, il colpo finale
Inchiesta "promettente"
Il rito dell’Accabadora, l’ultima madre. Si discute se in alcune zone rurali della Sardegna sia ancora presente il rito dell’Accabadora, termine sardo con cui si indica una figura femminile che aiuta a morire. In genere è una donna anziana, tra gli 80 e 85 anni, minuta, vestita di nero, che viene chiamata dalle famiglie per alleviare e porre fine alle sofferenze di malati terminali senza speranza. Il ruolo dell’Accabadora è molto coperto, rientra in una cultura antichissima del silenzio tipica dei sardi: tutti sanno e nessuno parla. In genere il rito viene giustificato sulle difficoltà di spostamento delle classi sociali meno abbienti in paesi isolati e spesso distanti da qualsiasi ospedale. L’Accabadora si avvicina al letto del malato, si assicura che nella stanza siano rimossi crocifissi e simboli sacri, recita una preghiera e poi colpisce con un martello di legno (mazzoccu) sopra l’orecchio del sofferente. Assolutamente vietata la retribuzione della pratica, perché il pagare per dare la morte storicamente è ritenuto contrario ai dettami religiosi e della superstizione sarde. Dopo il rito va in chiesa a confessarsi. La tradizione vuole che l’Accabadora sia anche la levatrice del paese: vita e morte, inizio e fine, nelle mani della stessa donna. Intervista a Michela Murgia, scrittrice sarda, e Pier Giacomo Pala, studioso del fenomeno.
- Categoria:
- Tags:
| Tweet |
Promessi 75 euro su 700 euro |
|---|
10,7% |
- Login per inviare commenti


Che storia! Non la conoscevo questa tradizione.
Luca, hai qualche tuo canale attraverso il quale fare "auto-promozione"? Non so, associazioni che si occupano di preservare la cultura sarda, enti per il turismo anche testate che vogliano contribuire per poi pubblicare in anteprima questo reportage. Ragioniamoci insieme, così proviamo anche noi a contattare questi soggetti.
wow! in tempi di discussioni aperte sull'eutanasia ē alquanto curioso come rito!
ē un'inchiesta molto specifica, per cui dobbiamo ben definire il target finale. Penso che l'inchiesta possa avere un bacino d'utenza nazionale sebbene settoriale: dobbiamo definire assieme il percorso da fare.
Anna Franca
mi sembra molto interessante come inchiesta. Non ne ho mai sentito parlare. Di altre forme di autanasia però sì...
speriamo venga finanziata.
Ciao,
Michela
articolo già letto sul magazine di bordo della compagnia aerea "Meridiana"