Da Istanbul a Tehran
Inchiesta "promettente"
Dall’antichità più remota, carovane di mercanti, pellegrini, semplici viaggiatori attraversavano le terre che congiungevano Costantinopoli a Ray, per poi proseguire in direzione dell’India e della Cina. Essi portavano con sé prodotti e beni preziosi da poter usare, lungo la strada, come merce di scambio con le magnifiche e fantastiche ricchezze che avrebbero riportato in Europa, insieme a mirabolani storie, favolose leggende e incantevoli racconti d’inaudita bellezza.
Svariati erano i percorsi che univano l’odierna Istanbul a Tehran e lungo di essi, in tempi in cui il turismo di massa e le folle di visitatori equipaggiati di macchina fotografica e camcorder erano ben lungi dall’essere anche soltanto immaginabili, migliaia erano i punti di ritrovo, ristoro e intrattenimento allestiti per allietare, rilassare, affievolire le fatiche dei viaggiatori.
Oggi, tutto ciò non esiste più. Anzi, nell’immaginario collettivo, quella linea che unisce le due antiche città, rappresenta l’asse del male, la nuova frontiera del terrorismo di matrice islamica. Una rotta che dalla Turchia, il paese a cui Bruxelles nega da oltre vent’anni - anche per via della religione musulmana che abbraccia la quasi totalità della popolazione - l’annessione all’Unione Europea, attraversa la regione indipendentista del Kurdistan e si conclude nella Repubblica Islamica d’Iran, la quale, dopo la caduta del regime iracheno di Saddam Hussein, è diventata il nemico pubblico N.°Uno, da additare come la “grande colpevole” ogni qual volta ci siano complicazioni nelle relazioni tra Medio Oriente e Occidente.
La strategia dello scontro diretto, a maggior ragione dopo i fatti dell’11 settembre 2001, e il coinvolgimento dell’Unione Europea al fianco degli Stati Uniti nelle guerre in Afghanistan e Iraq, ha avuto come conseguenza la chiusura definitiva delle relazioni con il popolo e i luoghi situati in quelle regioni. Poco o nulla si sa di quello che rimane della grande tradizione culturale persiano - iraniana e dei suoi sviluppi odierni, se non ciò che viene condannato e ritenuto inconciliabile con i valori della società occidentale.
Ma è proprio così? Che cosa ci aspetta aldilà di quelle frontiere che i media occidentali dipingono come estremamente pericolose e retrograde? Che cosa rimane della leggendaria ospitalità degli abitanti di quelle terre? Ma è possibile che nei territori racchiusi tra Mar Caspio e Golfo Persico, Monti Elburz e Zagros, si sia persa la normalità della vita quotidiana, i sapori e misteri di una tradizione millenaria? Dove sono finiti i palazzi babilonesi e assiri, le mastodontiche sculture di Dario e Serse, i tempi ellenici di Kangavar, la Moschea dell’Imam di Isfahan? E i caravanserragli che davano ristoro ai forestieri?
E se i politici dell’una e dell’altra parte continuano a perpetrare, attraverso propaganda e informazione mistificata, l’odio tra le due civiltà, quale miglior mezzo per la riconciliazione se non il contatto diretto con la gente comune nel loro vivere quotidiano, attraverso il rispetto della cultura e tradizione locale?
Da Istanbul a Tehran, da Hamadan a Izmir, seguendo la linea dei mercanti diretti verso il Medio Oriente, alla ricerca di quel rapporto umano cancellato dal conflitto politico e alla scoperta della grande e millenaria cultura di questi popoli.
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Complimenti Riccardo,
proposta estremamente interessante, attuale e coraggiosa. Paesi ricordati solo nelle cronache internazionali e non certo benvoluti, che in realtà hanno contribuito alla nostra storia, a quel che oggi ognuno di noi è, meritano un'inchiesta decisamente approfondita!
Qual'è il tuo target editoriale? Dove saresti interessato e quali testate, associazioni o fondazioni pensi possano essere coinvolte nella tua inchiesta? Hai già qualche idea?
Supporto 100% da parte mia e di spotus!
Anna Franca
Cara Anna Franca,
l'idea di base è quella di accumulare materiale per il mio prossimo libro, ma, oltre a ciò, è mia intenzione realizzare un dettagliato reportage fotografico e una serie d'articoli che riguardano gli aspetti meno conosciuti della vita in quei luoghi, dalla quotidianità agli aspetti sociali e culturali. Credo che questo genere di lavoro si presti per testate nazionali e internazionali, quali magazine o riviste, che diano ampio spazio a reportage fotografici e testuali. Associazioni e fondazioni sono una possibilità che non avevo valutato, ma che trovo molto interessante. Per esperienza, so che è difficile sapere se una rivista o testata possa essere interessata a questo progetto a priori, anche perché, nonostante la programmazione ovviamente già organizzata, molto spesso capita che gli argomenti più interessanti saltino fuori all'improvviso, sul luogo. Credo poi che sarebbe molto interessante avere uno spazio internet dove raccontare, giorno per giorno (là dove i mezzi tecnici lo permettono), gli aspetti più avvincenti del viaggio: una sorta di diario online, redatto quotidianamente con foto e video attraverso il quale il lettore possa interagire con il reporter/viaggiatore, commentando ma anche suggerendo nuovi percorsi o spunti di riflessioni.
Grazie per il vostro supporto,
Riccardo Valsecchi
Ciao Riccardo.
Coinvolgere associazioni, fondazioni e in altri casi comitati è uno degli obbiettivi di Spot Us Italia anche perché in questo modo aumentano le probabilità delle proposte di inchieste di essere finanziate.
Per quanto riguarda lo strumento con cui tenere un diario di viaggio, ricordati che qui ogni reporter ha un suo blog (accessibile dal profilo) pensato proprio per tenere gli utenti aggiornati sulle inchieste in fase di realizzazione e per permettere al reporter di avere informazioni dagli utenti interessati.
Federico
Ciao Federico,
concordo sul coinvolgere associazioni, fondazioni, ecc, e conosco bene il meccanismo, ma non capisco come attraverso Spotus... invitandole a visitare il progetto? in forma privata? Per farti un esempio, se io oggi contatto un'associazione e questa decide di finanziarmi, non avrebbe più alcun senso appoggiarsi a Spotus. Perdonami per l'obiezione, non è una critica, ma piuttosto una riflessione per cercare di migliorare lo strumento che avete creato: è necessario, a mio parere, che Spotus elabori una modalità per cui queste forme di collaborazioni con altre associazioni diventino fruttuose per Spotus stesso.
A questo proposito, ti confesso che, se ho scelto di pubblicare questo progetto sul vostro sito, l'ho fatto in quanto credo possa essere una strada nuova e intelligente per dare un futuro a questo mestiere. Personalmente, dato che faccio questo per lavoro, non ho grossi problemi a trovare dove pubblicare i reportage che realizzerò (soprattutto all'estero, dove vivo); certo è che, se si riuscisse a finanziare questo lavoro tramite Spotus, credo che si creerebbe una situazione inedita, almeno per l'Italia, e, nel mio piccolo, sono felice di poter collaborare in questa direzione.
In questi giorni ho ricevuto molte email da persone che hanno letto di questo progetto... tantissimi riscontri positivi, tra i quali ce ne era uno che mi ha colpito in maniera particolare, che suonava così: "Bellissimo il tu progetto, come va la colletta?"
Ecco, vorrei precisare che io "collette" non ne faccio e se ho scelto di appoggiarmi a voi, è perché credo nel vostro progetto non tanto come metodo di autofinanziamento, ma piuttosto come vero e proprio strumento di giornalismo che attinge le sue radici nell'interesse e nella voglia di partecipazione della gente. Detto ciò, io faccio il reporter, a me tocca il compito di fare in modo che il mio lavoro sia il più professionale possibile; con affetto e simpatia parlando, non chiedetemi di contattare personalmente un'associazione o fondazione, perché in tal caso non chiedo la cifra sopra (che basta a mala pena a coprire le spese) e soprattutto non mi appoggio a Spotus.
Riccardo
Non ti preoccupare Riccardo, siamo contenti quando qualcuno propone una sua riflessione o anche una critica.
Cerco di spiegare qual'è la nostra idea (giusta o sbagliata che sia), quella sulla quale basiamo questa sperimentazione.
Spot Us Italia vuole (vorrebbe...) essere una piattaforma, non solo tecnologica, di "servizio" a disposizione di un modello di informazione partecipata e collaborativa.
Quando parliamo di partecipazione e collaborazione non ci riferiamo solo alla possibilità da parte dei singoli (sottolineo singoli) cittadini di contribuire al finanziamento di un'inchiesta ma anche alla possibilità di interazione tra reporter e cittadini interessati a quel particolare tema nella fase di realizzazione dell'inchiesta stessa.
Cosa possiamo fare noi per agevolare il reporter, oltre a fornirgli una piattaforma che gli permetta di avere visibilità e di poter finanziare in maniera efficiente e distribuita le sue inchieste?
Quando un reporter propone la sua inchiesta, noi cerchiamo di contattarlo, partendo da un commento o direttamente dal modulo di contatto interno; gli chiediamo se ha qualche suggerimento su associazioni, comitati, fondazioni, testate che potrebbero essere interessate alla sua inchiesta. Avute queste informazioni, cominciamo a contattarle e a cercare anche noi "entità" potenzialmente interessate.
L'idea è che se Spot Us Italia diviene "famosa" possiamo spendere il nostro nome per aiutare i reporter a trovare finanziamenti.
Però, al contempo, invitiamo anche i reporter a "darsi da fare" nel trovare possibili finanziatori, diffondendo e spiegando il modello sul quale si basa Spot Us Italia; tieni presente poi che le donazioni non sono mai a nome di un'associazione (tranne che non si parli di testate giornalistiche) ma sempre a nome dei singoli cittadini (un associazione può invitare i suoi associati al finanziamento).
In breve e procedendo per punti, perché un reporter dovrebbe utilizzare Spot Us Italia partecipando anche lui alla promozione della sua proposta?
1) Perché più cresce Spot Us Italia maggiore visibilità e possibilità di finanziamento avranno le proposte di inchiesta.
2) Perché contattare possibili finanziatori, anche da parte del reporter, serve a diffondere il modello di informazione come la intendiamo noi, partecipata e collaborata ("Salve, ho una proposta di inchiesta che forse può interessarvi in finanziamento su Spot Us Italia">"Cos'è Spot Us Italia?" ecc.).
3) Perché il giornalista sempre più diventa un "brand" e una micro-filiera, che racchiude in se tutti i passaggi della produzione e diffusione di contenuti giornalistici: Spot Us è una piattaforma di supporto per questa figura.
4) Perché ci sono più probabilità di avere un'inchiesta finanziata se si hanno molti possibili diversi donatori piuttosto che un unico finanziatore. Inoltre farsi finanziare dai membri di un'associazione o da una testata non esclude che altri cittadini donino per la stessa inchiesta (potrebbero già averla finanziata tutta o in parte mentre si è alla ricerca di associazioni o testate).
5) Perché non si parla solo di finanziamento ma anche di collaborazione con i cittadini: è interesse anche delle associazioni utilizzare uno strumento già predisposto per l'interazione e, si spera, che abbia una vasta audience.
ps per la questione del termine "colletta", puoi usare crowdfunding ;)
Caro Federico,
guarda che non è a me che devi spiegare la differenza tra "colletta" e crowdfunding, piuttosto deve essere chiara ai lettori e utenti del sito...